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Catullo
Su di me
Quella sera stessa, finito lโevento formativo, andammo a cena insieme. Poi mi mise un biglietto da cinquecento ducati in tasca e mi disse: ยซOh, di questi tu nโavrai quanti tu ne voiโฆ ma tu mโhai da scopร โ il culoยป.
Avere un bel maschione di quellโetร tutto per me era un sogno. E infatti andammo in albergo e cominciammo a morderci vigorosamente le labbra.
Mi offrรฌ il suo culo perchรฉ glielo penetrassi, ma la tentazione fu piรน forte. Passai un buon quarto dโora a leccarglielo e, credetemi, qualunque troia, lรฌ davanti, faceva una figura magra: due meloni grossi e immensi, bianchi come il lardo di Colonnata, e una fenditura cosรฌ piccina. Un odoreโฆ che ricordava il caprifoglio e che, insieme, sapeva anche dโidrogeno: lโodore dellโuomo, dellโuomo maturo che non deve chiedere mai.
Vederlo godere mentre mordeva le lenzuola, mentre io infilavo la mia lingua nel suo pertugio anale โ da cui tante e tante volte aveva effettuato abbondanti deiezioni dei cibi piรน succulenti โ mi faceva impazzire. Chissร quante cose aveva mangiato, il principe, nella sua vita; quante pietanze deliziose. Mai come quella sera fui felicemente feticista.
Dopo quella notte ne seguirono altre. Lโimmagine che ricordo di lui, piรน dโogni altra, รจ il suo corpo nudo visto di spalle: la pelle abbronzata, tranne lโarea dei glutei, segnata da una sfumatura piรน chiara. Scopammo per almeno tre mesi: il tempo di conoscerci.
Ci affezionammo. Lui non aveva figli e cosรฌ decise di adottarmi. Ma la cosa piรน incredibile fu che, dopo avermi adottato, non volle piรน avere rapporti con me. Fece perรฒ una cosa molto fine, molto principesca. Mi disse: ยซOrmai sei il mio virgulto, ma i culi te li procuro io, quanti tu ne voiยป.
Trascorrevamo tutte le estati su unโisola del Tirreno che, per discrezione, non nominerรฒ. Lui aveva una villa e invitรฒ un suo carissimo amico, Michele: anche lui sposato, con tre figli.
Mi trovai davanti questo colosso meraviglioso, virile nei modi, robusto anche lui, ma con quellโaria intensa da troia. Non appena mi vide, mi baciรฒ in bocca. Mio padre ci mise a disposizione la camera da letto. Fu lรฌ che scopai Michele.
Ancora me lo ricordo, questo bestione, che mi ciucciava i capezzoli con una tale amabilitร che non avrei osato pretendere nemmeno da una donna. Mi accarezzava il petto villoso, mi sorridevaโฆ un padre di famiglia.
Poi mi abbassai il costume da bagno: io in piedi sul letto, lui in ginocchio. E cominciรฒ ad adorarmi il cazzo, a leccarmi piano lโaddome, ad accarezzarmi i glutei, mentre imboccava la mia mazza lunga e venosa. Che meraviglia vedere quel sessantenne cosรฌ sottomesso, e mio padre โ dietro la porta โ che spiava e si masturbava.
Poi venne il momento piรน intenso: si sdraiรฒ, pancia in giรน, come una troia, e allargรฒ le natiche. Cominciai a fargli dei ditalini e poi, finalmente, glielo misi tutto dentro. Quaranta gradi, e mi scopavo un rispettabile padre di famiglia; fino a che gli misi una coscia sulla schiena e gli venni abbondantemente in bocca.
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